Dopo circa vent’anni il Lago di Garda ha completato un raro rimescolamento totale delle acque, riportando ossigeno anche negli strati più profondi.
È un fenomeno naturale poco visibile dalla superficie, ma molto importante per la salute del bacino e per l’equilibrio degli organismi che vivono nel più grande lago italiano.
Il processo si è verificato nei primi giorni di aprile 2026, grazie a una combinazione particolare di freddo intenso e forti venti da nord. L’ultimo episodio simile risaliva all’inverno del 2006: da allora il Garda aveva conosciuto soprattutto ricircoli parziali, insufficienti però a rinnovare completamente le acque profonde del lago.
Perché il Garda è tornato a mescolarsi
Nei grandi laghi profondi il rimescolamento totale non avviene facilmente. Di solito gli strati superficiali e quelli più bassi restano separati da differenze di temperatura e densità. Questa volta, invece, il Garda ha raggiunto una condizione di omotermia, cioè temperature quasi uguali tra superficie e profondità, permettendo alle masse d’acqua di muoversi in modo più uniforme.
A quel punto il vento ha avuto un ruolo decisivo. Le forti correnti da nord hanno spinto il lago a rimescolare anche le zone più basse, arrivando fino a circa 270 metri di profondità. È come se il bacino avesse compiuto un grande ricambio interno: l’acqua più ossigenata è scesa verso il fondo, mentre quella rimasta a lungo negli strati profondi è risalita portando con sé nutrienti e microelementi accumulati nel tempo.
Ossigeno e nutrienti: cosa cambia per l’ecosistema
I dati raccolti dall’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente a Riva del Garda mostrano bene la portata del fenomeno. Il primo aprile la temperatura registrata a un metro di profondità era di 9,45 gradi, praticamente allineata a quella rilevata a 270 metri. Ancora più importante è l’aumento dell’ossigeno nelle acque profonde, passato da 6,61 a 8,80 milligrammi per litro.
Per il lago significa una vera ricarica naturale. L’ossigeno in profondità aiuta a mantenere più vitale l’ambiente del fondale, riduce il rischio di ristagni e sostiene gli organismi che vivono negli strati meno esposti alla luce. La risalita dei nutrienti può anche alimentare nei mesi successivi il fitoplancton e altri processi biologici, con effetti sull’intera catena ecologica del Garda.
Un segnale positivo, ma non scontato
Il rimescolamento totale è una buona notizia, perché mostra che il lago conserva ancora una capacità di autorigenerazione. Allo stesso tempo, però, il fatto che un episodio simile non si verificasse da vent’anni invita alla prudenza. Perché il Garda possa “respirare” fino in profondità servono condizioni sempre più rare: inverno freddo, vento forte e una temperatura abbastanza uniforme lungo la colonna d’acqua.
Il cambiamento climatico rende questo equilibrio più difficile. Le acque superficiali dei grandi laghi si stanno scaldando e anche gli strati profondi risultano oggi più caldi rispetto al passato. Quando le differenze tra i livelli del lago restano marcate, il rimescolamento completo diventa meno probabile e il fondale può ricevere meno ossigeno per periodi più lunghi.
Il “respiro” del Garda non è quindi solo una curiosità naturale, ma un indicatore della salute del lago. Questa volta il sistema ha trovato le condizioni giuste per rinnovarsi, ma il valore dell’evento sta proprio nella sua rarità. Capire quanto spesso potrà ripetersi aiuterà a leggere meglio il futuro di un ecosistema prezioso, fragile e sempre più legato agli effetti del clima.








