Economia

Milano in calo: Stm e Bper frenano Piazza Affari, Leonardo in controtendenza

Milano in calo: Stm e Bper frenano Piazza Affari, Leonardo in controtendenza
Milano in calo: Stm e Bper frenano Piazza Affari, Leonardo in controtendenza

A Piazza Affari la mattinata parte in salita solo per chi guarda il rosso sullo schermo. Nei primi scambi il Ftse Mib lascia sul terreno lo 0,95% e scende a 49.575 punti, con il listino zavorrato soprattutto da Stm (-4,06%) e dalle banche: Bper cede il 2,2%, Intesa Sanpaolo l’1,66%, Banco Bpm l’1,3% e Unicredit l’1,13%. Più contenuti i cali di Mps (-0,55%) e Mediobanca (-0,5%). Pochi i rialzi, concentrati su Leonardo (+1,37%), Diasorin (+1,07%), Nexi (+0,58%) e Stellantis (+0,45%), spinta anche dall’accordo da 1 miliardo di euro con Dongfeng per produrre veicoli Peugeot e Jeep in Cina.

Milano va giù, e il colpo arriva dai titoli che pesano di più

Il calo non nasce per caso. A spingere in basso il listino sono due settori che a Milano contano parecchio: tecnologia e banche. Il tonfo di Stm si sente subito sull’indice e segue la debolezza vista nel comparto dei semiconduttori tra Asia e Pacifico. Tradotto: chi guarda la Borsa italiana, in giornate come questa, deve tenere d’occhio anche quello che succede a Taipei, Seul o Tokyo. Poi c’è il fronte bancario, che resta sempre uno dei termometri più osservati del mercato italiano. Quando scendono insieme Intesa, Unicredit, Banco Bpm e Bper, il segnale arriva chiaro anche a chi non mastica finanza tutti i giorni. Non vuol dire per forza allarme, ma dice che gli operatori stanno alleggerendo i titoli più esposti ai tassi, ai margini e al clima generale del mercato.

In questo quadro, i rialzi si contano sulle dita di una mano. Il caso più evidente è Stellantis: il progresso è limitato, ma dietro c’è una notizia concreta, l’intesa da 1 miliardo di euro con Dongfeng. Un elemento industriale vero, non solo un movimento di mercato. Ed è proprio questo che spicca nella seduta: mentre molti titoli vengono venduti per cautela, qualcuno riesce ancora a reggere se ha alle spalle una storia precisa da raccontare.

Lo spread scende, i rendimenti salgono: perché non è una contraddizione

Il dato che rischia di confondere di più è questo: il differenziale tra Btp italiani e Bund tedeschi decennali scende a 74,9 punti, ma intanto il rendimento del titolo italiano sale di 6,7 punti base al 3,84% e quello tedesco aumenta di 4,9 punti al 3,09%. Sembra un controsenso, ma non lo è. Lo spread misura infatti la distanza tra i due rendimenti, non il loro livello in valore assoluto. Quindi possono salire entrambi e, allo stesso tempo, il differenziale può restringersi.

Per chi ha un mutuo, un fondo obbligazionario o segue i conti pubblici, non è un dettaglio. Uno spread più basso viene di solito letto come un segnale di minore tensione relativa sull’Italia rispetto alla Germania. Ma rendimenti più alti vogliono comunque dire denaro caro e condizioni finanziarie meno favorevoli. È questo il punto della giornata: non c’è un panico specifico sull’Italia, però resta un mercato che deve fare i conti con tassi elevati. Si può quindi avere un Paese visto un po’ meno distante dalla Germania sul fronte del rischio sovrano e, nello stesso momento, una Borsa che soffre. È una sfumatura che spesso sfugge a chi si ferma a una sola cifra, ma spiega bene il clima di queste ore: niente allarme rosso, ma neppure segnali di vero sollievo.