La rottamazione dei tributi locali ha superato un passaggio politico che pesa: il Ministero dell’Economia ha dato il via libera agli emendamenti del decreto fiscale. Per chi ha arretrati su Imu, Tari o vecchie multe comunali, però, il punto vero è un altro: non ci sarà una misura automatica e uguale per tutti. L’ultima parola, infatti, resterà ai Comuni.
Perché finora le sanatorie comunali sono andate a macchia di leopardo
Finora i Comuni potevano già intervenire sui propri crediti con strumenti decisi in casa. Ma il risultato, nei fatti, è stato molto diverso da città a città. C’è chi ha approvato regolamenti ad hoc, chi ha preferito fermarsi per paura di problemi tecnici o per ragioni di bilancio. E in mezzo ci sono stati i cittadini, spesso alle prese con procedure poco chiare, scadenze diverse da un territorio all’altro e criteri non sempre immediati da capire. È anche per questo che la sanatoria locale è rimasta una misura a intermittenza: presente in alcuni municipi, del tutto assente in altri. La novità, adesso, è che la rottamazione quinquies potrebbe allargarsi anche ai carichi affidati dai Comuni all’Agenzia delle Entrate-Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023. Nel perimetro rientrano tributi come Imu, Tari, Tasi, imposta di soggiorno, ma anche altre entrate comunali e le multe del codice della strada elevate dalla polizia locale. Per i contribuenti cambia parecchio: non solo per lo sconto su sanzioni e interessi, ma anche perché il quadro sarebbe più leggibile e con regole più riconoscibili.
Il nuovo schema unico con l’Agenzia delle Entrate-Riscossione
Se il testo sarà confermato in via definitiva entro il 26 maggio, il meccanismo seguirà uno schema più uniforme, costruito sul modello della rottamazione nazionale delle cartelle. La regola, in sostanza, è quella già nota: sui tributi locali si pagherebbe il capitale dovuto, insieme alle spese di notifica e di procedura, mentre verrebbero cancellati sanzioni e interessi. Sulle multe, invece, resterebbe da pagare la sanzione principale, ma sparirebbero maggiorazioni, interessi e altri oneri accumulati nel tempo. In concreto, una vecchia posizione su Tari o Imu potrebbe alleggerirsi anche in modo sensibile, soprattutto quando il conto è cresciuto più per il passare degli anni che per l’imposta iniziale. Per una multa stradale il vantaggio sarebbe diverso: la contravvenzione non verrebbe cancellata, ma si ridurrebbe il peso del debito maturato dopo. C’è però un punto decisivo: l’agevolazione riguarderebbe solo i crediti già affidati ad Ader. Non tutte le somme dovute al Comune, quindi, entrerebbero nella definizione agevolata, ma soltanto quelle già passate formalmente alla riscossione nazionale. È un dettaglio tutt’altro che secondario, perché molti contribuenti potrebbero avere ancora posizioni gestite direttamente dal Comune o da un concessionario locale, e quindi fuori dal nuovo perimetro.
Enti aderenti entro il 30 settembre 2026: cosa cambia Comune per Comune
Adesso la partita si sposta davvero sui municipi. Gli enti locali che vorranno aderire dovranno comunicarlo all’Agenzia delle Entrate-Riscossione entro il 30 settembre 2026. Solo dopo arriveranno le istruzioni operative, con tempi e modalità per presentare la domanda. Questo significa che nei prossimi mesi il quadro resterà per forza variabile. Ci saranno Comuni pronti a usare la rottamazione per recuperare crediti difficili da incassare. Altri, invece, potrebbero scegliere di non aderire, per non rinunciare a una parte delle somme accessorie o per evitare effetti sui conti. Per i cittadini, quindi, il primo controllo da fare non sarà tanto capire se il debito rientra in teoria nella misura, ma verificare se il proprio Comune avrà deciso di partecipare. È qui che la questione diventa concreta: chi ha una vecchia cartella per tassa rifiuti, imposta municipale o sanzioni stradali dovrà controllare l’ente creditore, capire se il carico è stato affidato ad Ader e seguire le delibere approvate nel proprio territorio. La rottamazione dei tributi locali, almeno per ora, non nasce come una sanatoria nazionale generalizzata. È piuttosto una cornice comune dentro cui ogni amministrazione potrà scegliere se entrare oppure no. E sarà proprio questa scelta, più degli annunci, a dire chi potrà davvero chiudere i conti pagando meno.








